Caffè si, caffè no?

In: Le ultime News dal Blog dei farmacisti della Farmacia Pessolano il: lunedì, febbraio 8, 2016 Commenti: 0 Visualizzazioni: 547

Tutti i pregi e i difetti della bevanda più amata dagli Italiani...

Insonnia, ansia e irritabilità, aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, pirosi gastrica e diarrea: questi alcuni degli effetti negativi correlati all’assunzione smodata di caffè. Eppure diversi studi condotti da università americane hanno evidenziato alcuni potenziali effetti tutt’altro che negativi, correlati alla regolare assunzione di caffè (non decaffeinato).


Caffè contro il diabete
Secondo un’indagine condotta presso la Harvard University, una tazza di caffè in più al giorno può essere un valido aiuto per diminuire il rischio di ammalarsi di diabete. Sarebbero sufficienti 360 ml della bevanda (pari ad una tazza e mezza), assunti per quattro anni, per avere una drastica diminuzione della possibilità di incorrere nella malattia.

Caffè per prevenire il tumore della pelle
Secondo un altro studio dello stesso ateneo, il caffè può prevenire il basalioma, soprattutto tra il genere femminile. Nelle donne che bevono più di tre tazze al giorno di caffè americano, il rischio si riduce del 20% rispetto a chi non ne consuma affatto.

Caffè per la retina
Uno studio della Cornell University indica gli effetti benefici del caffè contro il deterioramento della vista dovuta alla degenerazione della retina a seguito di glaucoma, invecchiamento e diabete; e questo grazie alla presenza del potente antiossidante acido clorogenico, in grado di combattere la degenerazione retinica nei ratti.

Caffè contro la depressione femminile
Ricercatori della Harvard Medical School hanno scoperto come nelle donne il caffè svolga un ruolo attivo nella prevenzione della depressione: rispetto alle donne che bevevano una tazza di caffè a settimana, quelle che ne consumavano 2-3 tazze al giorno presentavano un 15% di diminuzione del rischio di sviluppare la depressione. Coloro che avevano dichiarato di bere quattro o più tazze al giorno presentavano una riduzione del rischio del 20%.

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